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Otranto Casa

Propone in affitto case vacanze ad


Otranto e Giurdignano (LE)

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Otranto Bandiera Blu


                           Otranto


Otranto si trova sulla costa adriatica della penisola salentina ed è il comune più orientale d'Italia. Il Capo d'Otranto, chiamato anche Punta Palascìa, a sud del centro abitato, è il punto geografico più a est della penisola italiana.

E' stato un centro messapico e romano, poi bizantino e dopo aragonese. La cittadina si sviluppa attorno all'imponente castello e alla cattedrale normanna. Nel 2010 il borgo antico (Centro Storico) è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio testimone di una cultura di pace. Otranto fa anche parte del club I borghi più belli d'Italia.

Chiese, monumenti e luoghi da visitare:

  • Cattedrale dell'Annunziata

  • Chiesa di San Pietro

  • Chiesa della Madonna dell'Altomare

  • Chiesa di Santa Maria dei Martiri

  • Chiesa di Santa Maria del Passo

  • Monastero di San Nicola di Casole

  • Cripta di San Nicola

  • Cripta del Padreterno

  • Catacombe di San Giovanni

  • Chiesa della Madonna della Serra

  • Palazzo Lopez

  • Torre Alfonsina e Mura

  • Castello Aragonese

  • Torre del serpente

  • Ipogeo di Torre Pinta

  • Grotta dei Cervi

  • Laghetto di Bauxite

  • Laghi Alimini

  • Festa dei Beati Martiri Idruntini

  • Festa di San Francesco da Paola

  • Festa della Madonna dell'Altomare

  • Alba dei Popoli

  • Premio Grinzane Terra d'Otranto

  • Notte Rosa


                        Giurdignano


Giurdignano è un Comune vicino ad Otranto (3 km) con una forte presenza di dolmen e menhir, da meritarsi il nome di giardino megalitico d'Italia.
Il territorio, già abitato dall'età del bronzo, è stato un castello di Otranto ed ha ospitato l'esercito romano. I segni di tale presenza sono i resti di una necropoli di età imperiale del II-III secolo d.C..
Il dolmen è una di tomba megalitica preistorica a camera singola. La loro realizzazione viene collocata nell'arco di tempo che va dalla fine del V millennio a.C. alla fine del III millennio a.C.. i dolmen erano costituiti da due o più piedritti verticali che sorreggono uno o più lastroni orizzontali ed erano delle sepolture collettive riutilizzabili. In alcuni sono stati scoperti resti umani di molte centinaia di individui e di corredi funerari appartenenti a differenti periodi (Neolitico, Eneolitico, Età del Bronzo, del Ferro, o persino periodi più tardi).
Il menhir (dal bretone men e hir "lunga pietra") sono dei megaliti (dal greco "grande pietra") monolitici, eretti solitamente in età della pietra (neolitico, era preistorica), che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza. Potevano essere eretti singolarmente o in gruppi, e con dimensioni che possono considerevolmente variare, anche se la loro forma è generalmente (ma non sempre) squadrata, alcune volte assottigliandosi verso la cima. Sono stati eretti in molti periodi differenti, nel corso della preistoria, ed erano creati nel contesto della più estesa cultura megalitica che fiorì in Europa e dintorni. I Menhir del Salento furono, nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla pietra delle croci. Ancora oggi in alcuni paesi vi è l'usanza, la Domenica delle Palme, di fare delle processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli di olivo.


Chiese, monumenti e luoghi da visitare:

  • Chiesa Madre della Trasfigurazione del Signore

  • Chiesa della Madonna del Rosario

  • Cripta di San Salvatore

  • Abbazia di Centoporte

  • Palazzo baronale

  • Colonna di San Rocco

  • Trappitello del Duca

  • Menhir Madonna di Costantinopoli

  • Menhir San Paolo

  • Menhir Monte Tongolo

  • Menhir Vico Nuovo 1 e 2

  • Menhir Croce della Fausa

  • Menhir San Vincenzo

  • Menhir Palanzano

  • Menhir Madonna del Rosario

  • Menhir Vicinanze 1

  • Menhir Vicinanze 2

  • Dolmen Grassi

  • Dolmen Chiancuse

  • Dolmen Peschio

  • Dolmen Orfine

  • Dolmen Gravasce

  • Dolmen Santa Barbara

  • Dolmen Chiancuse

  • Dolmen Sferracavalli

  • Dolmen Paolo Niuri


Otranto (Òtranto) è un comune italiano di oltre cinquemila abitanti della provincia di Lecce, in Puglia. Situato lungo la costa adriatica della penisola salentina, è il comune più orientale d'Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, fuori dal centro abitato in direzione sud, è il punto posto più a est della penisola italiana.

Toponimo

In epoca romana Otranto era conosciuta come Hydruntum, dal nome del torrente Hydrus nella cui vallata sorge la città. Altre fonti danno come nome latino Odruntum, termine sempre tuttavia legato alla parola acqua, precisamente al termine messapico "Odra", appunto acqua. Gli otrantini veraci pronunciano Ótruntu il nome del loro paese e ciò è importante per risalire all'origine preromanza dell'appellativo, il quale certamente iniziava con una O accentata.

Dapprima centro messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all'imponente castello e alla cattedrale. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d'Otranto, che separa l'Italia dall'Albania, e alla Terra d'Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. Fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia e nel 2010 ha ricevuto le cinque vele di Legambiente. Nel luglio dello stesso anno l'Unesco ha dichiarato il Borgo Antico di Otranto patrimonio testimone di una cultura di pace.

Punta Palascìa o Capo d'Otranto, situato nel territorio comunale di Otranto, è il punto più ad Oriente d'Italia. Secondo le convenzioni nautiche, questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio ed il Mar Adriatico.

Il territorio comunale, che si estende per 76 km², risulta compreso tra gli 0 e i 101 metri sul livello del mare con un'escursione altimetrica complessiva pari a 101 metri. Il litorale, esteso per circa 25 km, si alterna a lunghi tratti sabbiosi, specia nella parte settentrionale, a tratti rocciosi a picco sul mare. Confina a nord con i comuni di Melendugno e Carpignano Salentino, ad ovest con i comuni di Cannole, Giurdignano e Palmariggi, a sud con i comuni di Uggiano la Chiesa e Santa Cesarea Terme, ad est con il Mare Adriatico.

Dall'ottobre 2006, parte del suo territorio rientra nel Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di beni architettonici e di specie floreali e faunistiche.

Il clima di Otranto è quello tipico mediterraneo ma con punte continentali. I dati meteorologici dimostrano che gli inverni non sono molto freddi; tuttavia nei mesi di gennaio e febbraio non mancano gli episodi di freddo intenso con gelate notturne. Le estati sono calde, afose e siccitose. Le precipitazioni, concentrate soprattutto nel periodo invernale e autunnale, si attestano sull'ordine di 639 mm di pioggia annuali.



Origini, periodo messapico e romano

Le immediate vicinanze di Otranto erano abitate probabilmente già dal Paleolitico, certamente dal Neolitico; la città fu poi popolata dai messapi (di cui nel 1995 sono state scoperte le mura ed una porta della città), stirpe che precedeva i greci, quindi - conquistata da costoro - entrò nella Magna Grecia e, ancora, cadde nelle mani dei romani, diventando presto municipio.

Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.

Prima che Otranto diventasse colonia romana, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere. I Romani non fecero altro che rinforzarla, introducendola nelle loro arterie di comunicazione. Ad Otranto rimangono ancora delle testimonianze del passaggio dei Romani: due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C., che riconducono agli imperatori Lucio Aurelio Vero e Marco Aurelio Antonino. Nel 162 la città chiese ed ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al secondo secolo d.C. Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, superando anche quello di Brindisi. Tale realtà non fece altro che consolidarsi in epoca paleocristiana.

Medioevo

L'importanza del suo porto le fece assumere il ruolo di ponte fra oriente e occidente. Otranto fu centro bizantino e gotico, poi normanno, svevo, angioino e aragonese. Nella sua splendida cattedrale, costruita fra il 1080 e il 1088, nel 1095 venne impartita la benedizione ai dodicimila Crociati che, al comando del principe Boemondo I d'Altavilla (1050-1111), partivano per liberare e per proteggere il santo Sepolcro. Di ritorno dalla Terra Santa, proprio a Otranto San Francesco d'Assisi era approdato nel 1219, accolto con grandi onori. A Otranto, l'11 settembre 1227, era morto a seguito di malaria il langravio di Turingia, sposo di Santa Elisabetta d'Ungheria.

Nel 1480 fu espugnata dai Turchi (Maometto II), che fecero strage della popolazione durante la Battaglia di Otranto, uccidendo 800 persone: si tratta dei beati Martiri idruntini. I Turchi distrussero anche il Monastero di San Nicola di Casole (poco a sud di Otranto). In tale monastero, i monaci basiliani avevano costituito la più vasta biblioteca dell'allora occidente oltre ad aver istituito la prima forma di college nella storia, che ospitava ragazzi provenienti da tutta Europa che si recavano a Otranto per studiare. Fu uno di questi monaci (Pantaleone) l'autore del monumentale mosaico pavimentale (il più grande in Europa) contenuto nella cattedrale. I Codici prodotti in questo monastero sono ora custoditi nelle migliori biblioteche d'Europa, da Parigi a Londra, da Berlino a Mosca.

Il sacco di Otranto

Il 28 luglio 1480, un'armata turca proveniente da Valona forte di 90 galee, 40 galeotte ed altre navi, per un totale di circa 150 imbarcazioni e 18.000 soldati, si presentò sotto le mura di Otranto.

La città resistette strenuamente agli attacchi, ma la sua popolazione di soli 6.000 abitanti non poté opporsi a lungo ai bombardamenti. Infatti, il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo nelle mani dei Turchi, ritirandosi nella cittadella mentre questi ultimi cominciavano le loro razzie anche nei casali vicini.

Quando Gedik Ahmed Pasha chiese la resa ai difensori, questi si rifiutarono ed in risposta le artiglierie turche ripresero il bombardamento. L’11 agosto, dopo 15 giorni d’assedio, Gedik Ahmed Pasha ordinò l’attacco finale durante il quale riuscì a sfondare le difese e ad espugnare anche il castello.

Reliquie dei Martiri di Otranto conservate nella Cattedrale della Città

Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i morti furono in totale 12.000 e i ridotti in schiavitù 5.000, ma le dimensioni della città non giustificano queste stime.

I superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Agricoli. Gedik Ahmed Pasha ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ma ricevendone un netto rifiuto, irruppe con i suoi uomini nella cattedrale e li catturò. Furono quindi tutti uccisi, mentre la chiesa, in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli.

Particolarmente barbara fu l’uccisione dell'anziano arcivescovo Stefano Agricoli, il quale incitò i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte. Fu infatti sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città.

Il comandante della guarnigione Francesco Largo venne invece segato vivo.

A capo degli Otrantini che il 12 agosto si erano opposti alla conversione all'Islam era anche il vecchio sarto Antonio Pezzulla, detto Il Primaldo.

Il 14 agosto Gedik Ahmed Pasha fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva dove ne fece decapitare almeno 800 costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni. Il primo ad essere decapitato fu Antonio Primaldo. Durante quel massacro le cronache raccontano che un turco, tal Bersabei, si convertì nel vedere il modo in cui gli otrantini morivano per la loro fede e subì anche lui il martirio impalato dai suoi stessi compagni d'arme.

In soccorso di Otranto il re di Napoli Ferdinando I mandò un'armata con a capo il conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva valoroso condottiero,il quale dopo tredici mesi di assedio, sconfisse i turchi ma rimase vittima di un agguato ordito a suo danno da un ultimo drappello nemico. Per ononorare la nobile casa Acquaviva, il re Ferdinando I con regio diploma concesse il privilegio che tutti i discendenti di Giulio Antonio Acquaviva si sarebbero fregiati delle insegne araldiche di casa d'Aragona e avrebbero aggiunto tale cognome al proprio.Infatti il primo discendente che si fregiò di tale privilegio fu suo figlio Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona.

Un processo canonico iniziato nel 1539 terminò il 14 dicembre 1771, allorché papa Clemente XIV dichiarò Beati gli 800 trucidati sul colle della Minerva, autorizzandone il culto- Da allora essi sono protettori di Otranto.

In vista di una possibile canonizzazione, su richiesta dell'Arcidiocesi di Otranto, il processo è stato recentemente riaperto, confermando in pieno le conclusioni del precedente. Papa Benedetto XVI, il 6 luglio 2007, ha emanato un decreto in cui riconosce il martirio di Antonio Primaldo e dei suoi concittadini uccisi "in odio alla fede".

Dopo la pesante distruzione da parte dei Turchi, la città si rianimò, presa dalla voglia di riscattarsi. Nel 1539 contava 3200 abitanti con 638 fuochi. In questi anni, Otranto fu contesa dai Veneziani e nuovamente dagli Angioini. Nel frattempo gli Ottomani tentarono nuovi assalti alla città, nel 1535 e nel 1537, ma fortunatamente Otranto riuscì sempre a resistere.

Dal Seicento all'età contemporanea

A partire dalla seconda metà del Seicento, Otranto visse un netto calo della sua importanza. Il commercio fu soggetto ad un arresto e le manifestazioni culturali furono pressoché nulle. Anche nel settore edile non ci furono grandi novità. Molti degli abitanti di Otranto, ormai esausti e spaventati dalle continue incursioni via mare, decisero di lasciare il proprio paese per trasferirsi in luoghi più sicuri. Fu così che la città perse quel posto primario che occupava nel Salento. Otranto subì altri attacchi dei saraceni, nel 1614 e nel 1644, ma riuscì ad uscirne indenne. Molti terreni della zona circostante furono abbandonati e ciò causò la formazione di paludi, dove il rischio di contrarre la malaria si fece sempre più alto.

Il Settecento fu il secolo di una moderata ripresa. L'edilizia crebbe, seppur lievemente. Tutto ciò si deve alla presenza di alcune famiglie che da altri centri della Terra d'Otranto si trasferirono ad Otranto per investire i loro risparmi in beni immobili.

Nel 1800, la campagna otrantina che circondava i Laghi Alimini era squallida e deserta. Esistevano solo poche masserie, alcune delle quali erano abitate solo in alcune stagioni dell'anno. In quest'area, il rischio di contrarre malattie era molto elevato nel periodo estivo, quando avveniva il prosciugamento delle zone paludose.

Il primo progetto di bonifica fu stilato nel 1868 dal Genio Civile di Bari, il quale, dopo aver rilevato tutta la superficie del lago e dopo averne misurato la profondità, riconobbe le zone di impaludamento e suggerì il modo di sanarle. Le paludi, quindi, lasciarono lo spazio a terreni coltivabili. Venne ripresa l'agricoltura.

Nel periodo napoleonico la cittadina divenne Ducato del Regno di Napoli e si verificò una netta ripresa grazie al Ministro Fouch. Le fortificazioni otrantine furono soggette ad una totale trasformazione a partire dal 1866 e molti beni urbanistici della città finirono nelle mani del demanio. Il fossato del Castello fu ricoperto da terra e brecciolina e un tratto delle mura fu abbattuto.

Il Novecento fu un secolo di emigrazioni verso la Germania e la Svizzera alla ricerca di un posto di lavoro. Alla fine degli anni novanta, la città ha vissuto gli sbarchi in massa sulle sue coste dei profughi albanesi in fuga dalla loro terra.



Monumenti e luoghi d'interesse

La Cattedrale di Otranto, edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, è stata consacrata al culto il primo agosto 1088 durante il papato di Urbano II. Misura 54 m di lunghezza e 25 m di larghezza. Costruita su 42 colonne monolitiche e tutte di riporto, diverse per qualità del granito e del marmo, per stile e tempo di produzione di cui si ignora la provenienza. Composta da 23 semicolonne che formano 45 campatelle quadrate più tre dell'abside centrale suddivisi in 5 filari per 9. Alcune delle colonne sono lisce ed altre ricoperte da scanalature, per mezzo della disparità dei materiali, grazie ad una disposizione sapiente, creano l'effetto di grande omogeneità e non di confusione.

Sulla facciata a doppio spiovente spicca un portale barocco del 1764 e un rosone rinascimentale a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare con transenne convergenti al centro, secondo l'arte gotico-araba della fine del XV secolo. La navata centrale presenta un soffitto a cassettoni in legno dorato risalente al 1698 mentre il paliotto dell'altare maggiore, in argento, è opera di oreficeria napoletana del '700.

Alcuni affreschi parietali situati all'interno del tempio e nella cripta evidenziano tracce bizantine. Il pavimento a mosaico, in tessere policrome di calcare locale durissimo, è stato eseguito tra il 1163 e il 1166 da un gruppo di artisti capeggiati un monaco basiliano di nome Pantaleone, probabilmente del Monastero di San Nicola di Casole, su commissione dell'arcivescovo Gionata. Questa vera e propria opera d'arte, unica nel Mezzogiorno, resistette all'invasione turca del 1480. Si dispiega lungo tutta la navata centrale, sul presbiterio, l'abside e i bracci del transetto, e vi è raffigurato l'immaginario medievale, con ricchezza espressiva e secondo un senso di horror vacui che non risente dell'irregolarità dei tasselli né dell'assenza di plasticità.

Nella navata destra, in sette grandi armadi a muro presenti nell'abside, si conservano le ossa dei beati Martiri di Otranto. Sono i resti di ottocento e più cittadini sgozzati dai Turchi sul Colle di Minerva il 14 agosto 1480, per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Otranto, per questo evento glorioso, è chiamata anche la 'Città-martire'. Alcune reliquie di questi beati si venerano anche nella chiesa di Santa Caterina a Formiello di Napoli. Percorrendo il retro dell'altare è visibile la pietra usata dai Turchi per il martirio.

Sempre all'interno della cattedrale, un altro ambiente di grande valore storico e artistico che risale all'XI secolo è quello della cripta, dalla forma semianulare, con tre absidi sporgenti e cinque navate. I meravigliosi capitelli risalgono ad ascendenze diverse, dal dorico-romanico, al corinzio e allo ionico. I moderni restauri la hanno liberata dalle soprastrutture barocche settecentesche.



Torre campanaria

La torre fu edificata nelle immediate vicinanze della Cattedrale nel XII secolo, sotto la dominazione normanna. La monumentale struttura si presenta a pianta quadrata, con un robusto alzato ingentilito da quattro finestre con arco a tutto sesto. Gli archi, le cornici, i listelli e le mensole, che decorano l'esterno, richiamano gli stessi motivi, cari all'architettura militare, visibili sulle mura e sulle torri di difesa della città. I materiali impiegati nella costruzione sono il carparo e il calcare bianco compatto, materiali tipici del territorio salentino.

L'attuale torre costituiva, molto probabilmente, il basamento di una struttura più alta, con funzioni di avvistamento e segnalazione. La posizione sopraelevata, dominante la città e lo specchio d'acqua antistante, consentiva di dare l'allarme in caso di pericolo. Questa destinazione funzionale, comune in passato, giustifica la posizione distaccata all'edificio sacro. Le numerose campane bronzee, di cui è dotata la torre, furono fuse nel corso dei secoli per volontà di committenti ecclesiastici diversi.



Chiesa di San Pietro

La Chiesa di San Pietro costituisce una preziosa testimonianza del dominio bizantino in Terra d'Otranto. È uno degli edifici medievali del Mezzogiorno più rappresentativi della tradizione costruttiva bizantina e rimane la più alta e viva espressione dell'arte bizantina in Puglia. L'edificio sacro rappresentò, probabilmente, la prima basilica della città, eletta metropoli nel 968 e alle dirette dipendenze della sede patriarcale di Costantinopoli. La sua datazione è stata per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma dall'analisi della struttura, degli affreschi e delle iscrizioni in lingua greca, sembra riconducibile al IX-X secolo.

La pianta quadrata, a croce greca, inscritta, rientra nei dettami dell'architettura religiosa bizantina. All'interno, tre piccole navate sono sormontate da una cupola centrale, sorretta da quattro colonne. Nelle tre absidi sul fondo si dispongono gli splendidi affreschi in stile bizantino databili al X-XI secolo. Le pitture più antiche sono la Lavanda dei Piedi, che raffigura il Cristo nimbato nell'atto di sollevare la gamba di San Pietro, e l'Ultima Cena. Al XIV secolo sono ascrivibili la Natività di Gesù, la Pentecoste e la Risurrezione mentre all'ultima fase del XVI secolo la Presentazione al Tempio e altre figure di santi.



Chiesa della Madonna dell'Altomare

La Chiesa fu edificata nel Seicento e restaurata nel 1744, come ricorda l'epigrafe posta sulla sobria facciata. Arroccata su uno sperone tufaceo che scende direttamente nel mare, è intitolata allo Spirito Santo ma è conosciuta con il nome di Madonna dell'Altomare. L'interno, a navata unica, presenta l'altare dedicato alla Vergine.

Particolarità della struttura sono le decorazioni che richiamano alla tradizione marittima: il pavimento, a mosaico, è decorato al centro con una stella di tradizione marinara, circondata da nodi Savoia o ad otto. Tutti gli arredi, anche l'illuminazione, richiamano ai temi del mare: dal cavalluccio marino, al delfino, all'ancora alla conchiglia, quest'ultima che riunisce una doppia simbologia: legata al mare da una parte, legata all'iconologia della perfezione dall'altra.

Chiesa Madonna dell'Altomare

Chiesa Santa Maria dei Martiri

Di antiche origini è la devozione e l'attaccamento alla Madonna dell'Altomare da parte degli otrantini. La prima settimana di settembre, la popolazione rende omaggio alla Madonna con solenni festeggiamenti, conducendo la statua su una imbarcazione per la tradizionale processione in mare. Questa usanza deriva da un'antica leggenda legata alla triste vicenda dell'invasione turca nel 1480. Si narra che la statua venne trafugata dalle truppe ottomane e condotta lontano. Una giovane otrantina, ridotta in schiavitù presso il Califfo, lo supplico ripetutamente di liberare l'icona sacra, rinunciando a qualsiasi pretesa sulla propria liberazione. La statua venne allora posta su un'imbarcazione, senza equipaggio, e attraversò il Canale d'Otranto. Vedendola arrivare, i pescatori tentarono invano di raggiungerla, ma riuscirono a recuperarla solo quando, da sola, entrò in porto tra i festeggiamenti della città.



Chiesa di Santa Maria dei Martiri

La Chiesa, intitolata anche a San Francesco di Paola, sorge su un'altura che domina la città, il Colle della Minerva. L'edificio, con annesso convento, fu edificato a partire dal 1614, al posto di una preesistente struttura voluta da Alfonso d'Aragona, in ricordo del terribile massacro che qui ebbe luogo. Il 14 agosto 1480, tre giorni dopo l'occupazione della città, Acmet Pascià comandante della flotta turca, ordinò che venissero condotti sul colle gli abitanti di sesso maschile con un'età superiore ai quindici anni. Ai prigionieri Acmet propose di rinnegare la fede cristiana e ottenere in cambio la vita. Ottocento uomini si opposero venendo decapitati, uno ad uno, su un grande masso. La tradizione narra che il primo ad essere giustiziato, Antonio Primaldo, rimase miracolosamente in piedi, senza testa, sino alla fine della macabra esecuzione.

Alla chiesa si accede attraverso una lunga scalinata. Salendo, sulla destra, si nota una piccola cappella dove si trovava il sasso sul quale furono decapitati gli ottocento otrantini, oggi collocato in Cattedrale; sulla sinistra vi è una colonna che ricorda la morte, per impalatura, del carnefice Berlabei, che fu ucciso dopo essersi convertito al Cristianesimo.

All'interno, tra altari e dipinti, si distingue l'opera di Lavinio Zoppi, datata al XVI secolo, che ritrae l'eccidio dei Martiri. Sulle pareti insistono alcune lapidi marmoree sulle quali sono incisi i nomi di alcuni martiri e l'iter di quegli accadimenti. Pregevole è l'altare maggiore finemente scolpito nella pietra leccese in stile barocco. Sul soffitto si può ammirare una grande tela riproducente la Presa di Otranto.



Chiesa di Santa Maria del Passo

La piccola chiesa di Santa Maria del Passo risale al XVI secolo. Ubicata a metà strada fra la città e il Colle della Minerva, venne edificata per ricordare il passaggio nel 1480 degli ottocento otrantini che venivano condotti dai Turchi sul colle per essere giustiziati. Di semplice fattura, presenta un'unica aula rettangolare con volta a botte caratterizzata da un'abside recante l'immagine cinquecentesca della Vergine.



Monastero di San Nicola di Casole

L'antico monastero di San Nicola di Casole sorgeva a pochi chilometri a sud di Otranto e rappresenta uno dei luoghi più importanti del Salento, a livello storico, artistico e culturale. Il casale fu fondato nel 1098 da Boemondo I d'Antiochia. Successivamente l'insediamento venne donato ad un gruppo di basiliani guidati da Giuseppe, che fu primo abate della futura Abbazia.

Attivissimo centro culturale, conservò per lunghi secoli numerosissimi volumi greci e latini. Era all'epoca una delle biblioteche più ricche d'Europa. Venne distrutta nel 1480, in seguito alla devastazione dei Turchi. Di essa rimangono oggi solo rovine.



Cripte e Chiese Rupestri

Cripta di San Nicola

Situata nella Valle delle Memorie, luogo di importanza storica per la presenza di un antico villaggio rupestre, la cripta di San Nicola è scavata nelle pareti rocciose della vallata e risale probabilmente al X-XII secolo. La cripta è formata da tre navate, divise da pilastri, terminanti con piccole absidi semicircolari. Sono ancora visibili tracce di affreschi bizantini e iscrizioni in lingua greca.



Cripta del Padreterno

La cripta del Padreterno risale al X-XI secolo. Ubicata nei pressi del Colle della Minerva, è interamente scavata nella roccia e si accede mediante una scalinata. L'ipogeo è costituito da un ambiente principale con altare comunicante con altri ambienti sostenuti da pilastri monolitici. Lungo le pareti, interamente affrescate, si distribuisce il sedile in pietra.



Catacombe di San Giovanni

Le catacombe di San Giovanni risalgono all'età paleocristiana. Si tratta di un complesso ipogeico, situato sulla collina di San Giovanni, appartenuto probabilmente alla comunità ebraica o paleocristiana ben rappresentate ad Otranto nei primi secoli dopo Cristo. Le catacombe venivano utilizzate come necropoli.



Chiesa della Madonna della Serra

Nella parte più meridionale del territorio otrantino, al confine con i comuni di Santa Cesarea Terme, Minervino di Lecce e Uggiano la Chiesa, sorge la chiesa rurale della Madonna della Serra, così chiamata per essere posizionata sulla sommità di un'altura (Monti Ferrari) che appartiene alle cosiddette serre salentine. Edificata verso la fine del Seicento, la chiesa è caratterizzata da una volta a botte lunettata e dalla presenza di affreschi parietali fra cui risalta quello della Titolare. A pochi metri di distanza è possibile notare un'antica strada romana con basolato.



Architetture civili

Palazzo Lopez

Il palazzo fu edificato, al tempo del dominio spagnolo, dalla nobile famiglia Lopez. Al nucleo più antico, costituito dalla cinquecentesca casa-torre, nel XVII secolo venne addossato un più ampio corpo di fabbrica, a completare la dimora signorile. Dal 1992, per volontà di monsignor Vincenzo Franco, l'edificio ospita il Museo Diocesano.

All'interno è possibile ammirare opere ed elementi architettonici provenienti dalla cattedrale di Otranto e dalle chiese parrocchiali appartenenti alla diocesi locale. I tre piani dell'edificio ospitano sezioni dedicate alla scultura, alla pittura e agli arredi e strumenti liturgici. Tra le opere di maggior pregio, un monumentale fonte battesimale del XVI secolo, attribuito alla bottega del celebre scultore salentino Gabriele Riccardi, ornato da lastre a rilievo raffiguranti scene dell'Antico e Nuovo Testamento; i frammenti di un mosaico pavimentale, ascrivibile al IV-V secolo, rinvenuto sotto il pavimento della cattedrale nel corso dei lavori di ristrutturazione; vari strumenti liturgici.



Masserie

* Masseria Cippano

* Masseria Consalvi

* Masseria Panareo

* Masseria Cippano - XVI secolo

* Masseria Creste

* Masseria Bandino - XVIII secolo

* Masseria dell'Orte

* Masseria Torre Pinta

* Masseria Ficola

* Masseria Maramonte Nuovo

* Masseria Muzza

* Masseria Fagà - XVII secolo

* Masseria Cerra

* Masseria Murrune

* Masseria Frassanito

Architetture militari

Torre Alfonsina e Mura

La torre si colloca in corrispondenza di Porta Terra, l'ingresso più antico alla vecchia città dei Martiri. La sua realizzazione si deve ad Alfonso d'Aragona, il grande liberatore della città dall'occupazione turca nel 1481. Il corridoio d'ingresso è difeso da quattro saettiere a strapiombo poste sulla volta. Alla base è possibile scorgere due epigrafi recanti il nome della torre e un motto che recita SIT VIRGO MATER FORTITUDO MEA (Sia la Vergine Madre la mia fortezza).

Il grande sistema di difesa delle mura otrantine è stato oggetto, nel corso dei secoli, di numerosi rimaneggiamenti. Un primo impianto doveva essere presente già in età messapica e romana. Il tracciato attuale ricalca in parte il circuito murario edificato sotto la dominazione bizantina, successivamente risistemato dapprima da Roberto il Guiscardo nel 1081 e in seguito da Federico II nel 1228. Le continue minacce provenienti dal mare e l'importanza rivestita da Otranto in quanto Porta d'Oriente della penisola, portò anche gli Angioini e, tempo dopo, i vicerè spagnoli, a fare delle mura e del castello un efficiente modello di architettura militare. Ciò fu possibile attraverso l'intervento dei migliori ingegneri e architetti militari dell'epoca, tra i quali Ciro Ciri e Francesco di Giorgio Martini.



Castello

Il castello di Otranto, che diede il nome al primo romanzo gotico della storia, è in stretta relazione con la cinta muraria con cui forma un unico apparato difensivo. Fatto costruire da Alfonso d'Aragona tra il 1485 e il 1498, il castello fu ideato da Ciro Ciri con la consulenza di Francesco di Giorgio Martini. Al tempo in Piazza Castello, luogo dove si trova l'edificio, si ergevano delle fortificazioni risalenti al periodo della dominazione sveva con l'aggiunta dei ritocchi operati dai turchi intorno al 1480. Sotto la giurisdizione aragonese, il castello venne circondato da un alto fossato e Ciri vi fece aggiungere tre torrioni cilindrici angolari. Sebbene la pianta del castello sia pentagonale, essa risulta piuttosto irregolare soprattutto a causa dei successivi rifacimenti risalenti al XVI secolo. Nel 1578 infatti, sul lato dell'edificio che si affaccia sul mare, venne aggiunto un bastione a lancia con dei baluardi esterni per avvistare l'arrivo di navi e flotte nemiche. Sul bastione sono incisi gli scudi gentilizi di Antonio de Mendoza e di Don Pedro di Toledo, allora signori della città, mentre sul portone d'ingresso è scolpito lo stemma di Carlo V.

Torri costiere

Torre Sant'Emiliano

Il litorale del comune di Otranto è costellato di torri difensive costruite nel XVI secolo da Carlo V per difendere il territorio dagli attacchi saraceni.

Da nord a sud sono presenti:

* Torre Fiumicelli

* Torre Santo Stefano

* Torre del Serpe

* Torre dell'Orte

* Torre Sant'Emiliano

Esistevano in passato altre due torri andate distrutte nel XIX secolo: Torre Palascìa e Torre Badisco.



Siti archeologici

Ipogeo di Torre Pinta

L'ipogeo di Torre Pinta, situato sotto l'omonima torre nella Valle delle Memorie, fu scoperto nel 1976. L'ipogeo, di cui non si ha una sicura datazione storica, potrebbe risalire al Neolitico e successivamente ampliato e sfruttato in varie epoche per svariate funzioni. Presenta una pianta a croce latina - dovuta probabilmente ai Basiliani che lo trasformarono in luogo di culto - costituita da un corridoio (dromos), con volta a botte forato da tante piccole cellette, terminante in un vano sferico. Le cellette, con molta probabilità, erano destinate ad accogliere le urne cinerarie dei defunti. In corrispondenza del vano sferico, dal quale si accede in tre ambienti absidati, si innalza una torre colombaia edificata nel XVII secolo in sostituzione della volta crollata. Nei pressi dell'ingresso si apre un piccolo ambiente circolare ospitante un camino.

Grotta dei Cervi

Grotta dei Cervi è un'importante grotta naturale costiera, sita nella baia di Porto Badisco. Scoperta nel 1970, la cavità racchiude un inestimabile patrimonio archeologico: i suoi antichi abitatori hanno lasciato sulle pareti numerose testimonianze pittoriche, immagini di uomini, figure rituali, scene di caccia e animali. I graffiti sono realizzati con un impasto di ocra e guano di pipistrello, e l'importanza del sito ha suggerito la chiusura permanente della grotta.

I reperti archeologici e fossili rinvenuti costituiscono il nucleo principale del Museo Paleontologico l'Alca di Maglie.

Aree naturali

Laghetto di bauxite

Il laghetto di Bauxite si trova a sud di Otranto, nei pressi della Baia dell'Orte. Si tratta di una cava di estrazione della bauxite, minerale dal quale si ricava l'alluminio. La bauxite, estratta per circa un ventennio negli anni '60-'70, veniva imbarcata nel porto cittadino in direzione di Marghera dove veniva lavorata. La cava venne definitivamente abbandonata nel 1976 a causa del costoso processo estrattivo. La presenza di una falda freatica, incontrata durante la fase dello scavo, ha determinato la formazione di un piccolo laghetto. La zona circostante si è quindi arricchita di piante acquatiche e paludose come la cannuccia di palude.



Dialetto

Il dialetto parlato a Otranto è il dialetto salentino nella sua variante meridionale. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Descrizione araldica dello stemma:

" Un campo d’azzurro, alla torre cilindrica d’argento, avvinghiata da una serpe di nero che, risalendo in senso sinistrorso i fianchi di essa torre, introduce la testa nell’alta finestra aperta nel campo… lo scudo fra due rami di quercia e d’alloro decussati alla base è timbrato dalla corona urbica del rango di città. La parte inferiore dello stemma reca la scritta "Civitas Fedelissima Hydrunti" "



Tradizione e folclore

Tavole di San Giuseppe

Le Tavole di San Giuseppe si allestiscono in occasione della festa di San Giuseppe. Le famiglie devote approntano delle grandi tavole imbandite con grossi pani circolari a forma di ciambella, raffiguranti alcuni simboli (il giglio, il rosario, etc.) che rappresentano i "santi" che fanno parte della tavola. Il numero dei "santi" è sempre dispari e va da un minimo di tre (la Madonna, San Giuseppe e Gesù bambino) ad un massimo di tredici e vengono interpretati da persone care alla famiglia che allestisce. A mezzogiorno del 19 marzo avviene la consumazione delle pietanze. Il devoto che ha allestito la tavola bacia per primo i grossi pani, che dovranno essere poi baciati dal "San Giuseppe" prima di essere consegnati ai "santi". Anche le altre pietanze sono servite prima a colui che interpreta San Giuseppe e poi agli altri "santi". Per tradizione la Madonna deve essere interpretata da una ragazza nubile.

Le tavole vengono realizzate anche nei vicini paesi di Giurdignano, Uggiano la Chiesa, Casamassella, Cocumola, Minervino di Lecce e Giuggianello. L'usanza è praticata, seppure con differenze, anche nei comuni tarantini di Lizzano e San Marzano di San Giuseppe.



Musei

* Museo Diocesano, Palazzo Lopez - piazza Basilica

Personalità legate a Otranto

* Pantaleone - monaco basiliano e mosaicista del secolo XII

* Guglielmotto d'Otranto - teologo e profondo conoscitore del greco, del latino e delle sacre scritture visse nella metà del 1200

* Marco Monaco - letterato e arcivescovo secolo IX

* Mauro da Otranto - monaco basiliano del Monastero di San Nicola di Casole XV secolo

* Angelo Stefanachi - notaio secolo XVII

* Saverio De Marco - gesuita secolo XVIII

* Nettario di Casole - teologo del monastero di Casole secolo XII

* Shabbetai Donnolo - teologo e scienziato, membro della fiorente comunità ebraica idruntina del X sec.

* Luigi Semola - agronomo, economista, industriale, patriota risorgimentale, primo presidente postunitario della provincia di Lecce, deputato al Parlamento del Regno d'Italia



Eventi

Festa dei Beati Martiri Idruntini]

Processione con l'urna dei Martiri

I solenni festeggiamenti per i Beati Martiri di Otranto, protettori della cittadina, si aprono con la tredicina il 31 luglio in Cattedrale con la solenne esposizione dell'urna dei Martiri. Poiché sono patroni non solo della città ma anche dell'Arcidiocesi di Otranto, la tredicina viene ravvivata e vissuta dall'intera diocesi attraverso le Vicarie (zone pastorali). Ciascuna Vicaria è presente ed anima una serata della tredicina, la quale termina il 12 agosto.

Il 13 agosto è interamente dedicato alla commemorazione civile dell'eccidio di Otranto. Nel tardo pomeriggio, il sindaco, l'Arcivescovo, le autorità civili, militari e religiose, dal palazzo comunale si recano presso il Monumento, in piazza degli Eroi. Deposta una corona di fiori, si tiene il discorso commemorativo. Nella tarda serata, viene organizzata una veglia diocesana per giovani sul colle del martirio.

Il 14 agosto in Cattedrale si svolge il solenne pontificale presieduto dall'Arcivescovo con la presenza delle autorità, del presbiterio diocesano e di una larga partecipazione del laicato della diocesi. Nel pomeriggio, si svolge la processione con l'urna contenente le reliquie dei BB. Martiri trasportate per le vie della città dai giovani sacerdoti della diocesi hydruntina.

Il programma civile prevede l'addobbo con le luminarie delle strade, delle piazze e del lungomare, l'esibizioni di concerti bandistici e musicali e nella tarda serata, dopo la mezzanotte è previsto un suggestivo spettacolo pirotecnico.

Festa di San Francesco da Paola

Il culto per San Francesco da Paola deriva da un debito della città nei suoi confronti. Il Santo indirizzò queste parole al re Alfonso d'Aragona per avvertirlo di ciò che stava accadendo nella città salentina: Otranto, città infelice, di quanti cadaveri vedo ricoperte le tue vie, di quanto sangue cristiano ti vedo inondata.

Questa profezia, tuttavia, rimase tristemente inascoltata e i Martiri otrantini ne sono la testimonianza tangibile. La città per riconoscenza dichiarò San Francesco compatrono.

La solennità religiosa ricade il 2 aprile, ma la festa si celebra una domenica di maggio, data che varia di anno in anno. La festa si apre con la processione che parte dal colle dei Martiri e giunge presso Porta Terra (una porta del centro storico). Qui, riprendendo un antico rito che risale al 1600, il sindaco di Otranto consegna la chiave della città al santo, quella stessa chiave che il podestà dell'epoca consegnò all'arrivo della statua in legno, realizzata dalla scuola veneziana. Al rientro in Cattedrale, si celebra la Messa presieduta dall'Arcivescovo, con la partecipazione delle autorità. L'omelia è tenuta da uno dei sacerdoti ordinati nell'anno.

Per l'occasione, tutta la zona della Minerva prende vita grazie alle luminarie e alle bancarelle; infine in serata c'è lo spettacolo pirotecnico.

Festa della Madonna dell'Altomare

La statua viene posta sull'imbarcazione

La festa della Madonna dell'Altomare si tiene la prima domenica di settembre.

Nella mattinata, tutte le celebrazioni si svolgono nella cappella della Madonna dell'Altomare e, nel pomeriggio la solenne celebrazione dell'Eucarestia è presieduta dall'Arcivescovo, nel piazzale sottostante la chiesetta. Sono i pescatori di Otranto ad accompagnare la statua della Vergine, pregevole opera della fine dell'Ottocento, nel piazzale suddetto per la celebrazione della Messa e dopo al molo per la processione in mare.

Il peschereccio che accoglie la statua viene scortato da alcuni marinai, ai quali, tra l'altro, viene affidata la corona che verrà gettata in mare in memoria di tutte le sue vittime. L'imbarcazione, seguita da un nutrito gruppo di altre barche, traghetta il simulacro della Madonna verso il Porto. Dopo un breve giro al largo di Otranto, si sbarca e si ritorna, in processione, alla cappella. Consuete, come sempre, le luminarie e, a conclusione della serata, i fuochi d'artificio.

Alba dei Popoli

L'Alba dei Popoli (31 dicembre - 1º gennaio) è una rassegna di arte, cultura, ambiente, musica e spettacoli. Attraverso questa manifestazione, Otranto, luogo simbolo del Mediterraneo, crocevia di culture, intreccio di civiltà, celebra il legame della Puglia con la civiltà mediterranea, prendendo spunto dalla forza simbolica esercitata dal "primo sorriso del sole" del nuovo anno all'Italia. La storia antica e recente di Otranto, fondata sul dialogo tra le culture e sulla solidarietà, ha ispirato a partire dal 2000 questa iniziativa condotta congiuntamente dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Otranto.

La manifestazione ha visto la partecipazione, nel corso degli anni, di numerosi artisti ed intellettuali di livello internazionale come ad esempio, Eugenio Bennato, Edoardo Bennato, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Mario Biondi, Roy Paci, Giuliano Palma oltre ad una lunga serie di rappresentanti istituzionali dei Paesi del Mediterraneo.

Premio Grinzane Terra d'Otranto

Il Premio Grinzane Terra d'Otranto è un riconoscimento internazionale sul tema del confronto interculturale. Presenta due sezioni: la prima per un'opera letteraria che tratta il tema della tolleranza e dell'integrazione e la seconda per una particolare attività nel campo della solidarietà e del dialogo.

Notte Rosa

La Notte Rosa, tenutasi per la prima volta il 21 giugno 2008, è organizzata dall'Associazione dei Commercianti di Otranto (OCSO) e dal Comune di Otranto, con il patrocinio dell'Ufficio della Consigliera di Pari Opportunità della Provincia di Lecce. L'evento è dedicato all'universo femminile con incontri culturali, musica e letteratura.

Geografia antropica

Località costiere afferenti al comune

Spiaggia a Conca Specchiulla

Scorcio del Lago Alimini Grande

Baia dei Turchi

Faro di Punta Palascìa

Baia dell'Orte

Baia di Porto Badisco

Il comune di Otranto si affaccia lungo la costa orientale salentina per circa 20 km e comprende il punto più orientale d'Italia.

Località a nord di Otranto

* Conca Specchiulla è la località marina di Otranto posta più a nord. La costa si presenta alta e rocciosa, caratterizzata da piccole insenature sabbiose. A quattrocento metri dal mare sorge l'omonimo villaggio residenziale, nato nelle vicinanze di alcune antiche masserie.

* I Laghi Alimini Alimini Grande e Alimini Piccolo (o Fontanelle), sono due laghi di modeste dimensioni facenti parte dell'Oasi protetta dei Laghi Alimini. I due laghi sono collegati da un canale.

Alimini Grande è stato generato dalla continua erosione del mare, e si estende in lunghezza per circa 2,5 km ed ha una profondità di circa 4 metri.

Alimini Piccolo è generato invece da numerose sorgenti di acqua dolce, ed è chiamato per questo anche "Fontanelle". Si estende in lunghezza per circa 2 km e la profondità non supera il metro e mezzo.

Il territorio circostante i laghi è ricco di vegetazione e fra le specie di piante sono presenti la rarissima orchidea di palude, la castagna d’acqua, una specie in via di estinzione in Italia, formata da grossi frutti della stessa sembianza della castagna ed erba vescica, una pianta carnivora, dotata di minuscoli pettini che appena toccati da insetti, aprono delle vesciche che aspirano al proprio interno le prede.

* Baia dei Turchi è il luogo dove, secondo la leggenda, sbarcarono i guerrieri turchi nel corso dell'assedio alla città di Otranto del XV secolo (battaglia di Otranto). Sabbiosa ed incontaminata, la baia appartiene alla pregiata Oasi protetta dei Laghi Alimini, uno degli ecosistemi più importanti del Salento e della Puglia.

Tra i tratti di costa si segnalano inoltre le spiagge di San Giorgio e Frassanito.

Località a sud di Otranto

* Baia dell'Orte

* Punta Palascia, o Capo d'Otranto, è il punto più orientale d'Italia. La costa si presenta con scogliere a picco sul mare. Il faro ivi collocato, recentemente ristrutturato, è uno dei cinque fari del Mar Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea. Costituisce spesso meta di turisti e curiosi, anche a causa della tradizione di attendere l'alba del capodanno ai piedi del faro, trattandosi della prima alba del nuovo anno in Italia.

Secondo le convenzioni nautiche questo luogo è il punto di separazione tra il Mar Ionio ed il Mar Adriatico.

* Torre Sant'Emiliano è una località posta immediatamente a sud di Punta Palascìa. Il paesaggio circostante è arido e brullo, dove la vegetazione predominante è quella della macchia mediterranea. La località prende il nome dalla cinquecentesca torre costiera posizionata a 50 metri sul livello del mare. Da segnalare è la presenza di alcune masserie fortificate e i resti delle saline messapiche.

* Porto Badisco è una nota località balneare situata nel territorio del comune di Otranto. Meta turistica di notevole interesse storico-paesaggistico, essa si affaccia sul mar Ionio (trovandosi a sud di punta Palascìa, convenzionale confine tra mar Adriatico e Ionio), dista 35 km da Lecce, 8 km da Santa Cesarea Terme e 15 km da Castro. Secondo un'interpretazione corrente, fu proprio Badisco il primo approdo di Enea, descritto nell'Eneide di Virgilio: l'eroe vi avrebbe fatto scalo nel suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia (secondo studi recenti tale approdo potrebbe in realtà situarsi nei pressi di Roca Vecchia, nel comune di Melendugno o a Castro Marina).

A Porto Badisco si trova inoltre la Grotta dei Cervi, che contiene importanti graffiti paleolitici ed è caratterizzata da numerosi anfratti e calette di rara bellezza. In Direzione Santa Cesarea-Castro-Leuca, inoltre, si trova la cosiddetta Grotta delle Striare, cioè grotta delle streghe, caratteristica per l'entrata attraversata in diagonale da una lingua di roccia.

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

* Strada statale 16 Adriatica Lecce-Maglie-Otranto. A Otranto ha termine la SS16 che, congiungendo la città con Padova per mezzo di un percorso di 1000,7 km, costituisce la più lunga strada statale italiana.

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali SP48 Martano-Carpignano Salentino-Otranto, SP87 litoranea Otranto-Porto Badisco-Santa Cesarea Terme, SP277 Otranto-Giurdignano, SP358 Uggiano la Chiesa-Otranto, SP366 Otranto-San Foca-San Cataldo.

Ferrovie

La cittadina è servita da una stazione ferroviaria, capolinea della linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est.

Aeroporti

Gli aeroporti civili più vicini sono:

* Aeroporto Internazionale del Salento con sede a Brindisi.

* Aeroporto di Taranto-Grottaglie "Marcello Arlotta", che effettua servizi di linea per il traffico passeggeri con voli charter.

* Aeroporto internazionale di Bari "Karol Wojtyla".

Citazioni letterarie

* Il romanzo di Maria Corti, L'ora di tutti, narra le vicende della Battaglia di Otranto del 1480 (invasione dei Turchi).

* Ad Otranto è ambientato il famoso romanzo The Castle of Otranto di Horace Walpole, che è generalmente considerato il primo esempio di romanzo gotico.

* In Otranto, Roberto Cotroneo, sullo sfondo dell'antica Cattedrale dell'Annunziata, colma di segni, narra (in un gioco di incastri impossibili) la storia di una giovane restauratrice olandese, Helena, alle prese con il famoso mosaico del XII secolo.

* Nel romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco, Adelmo, il primo monaco ritrovato morto (da cui ha origine la storia) proviene da Otranto.

* Nel romanzo Il custode delle reliquie di Vittorio L. Perrera, ambientato ad Otranto nella sua parte saliente, si narra diffusamente della storia bizantina e medievale della città e dell'ipotetico passaggio da Otranto di una delle più sacre reliquie della Cristianità.

* Altra citazione:

" Affondare la propria origine - non necessariamente connessa alla nascita - in terra d’Otranto è destinarsi un reale-immaginario. E lì, appunto, nel primo dì di un settembre io fui nato. Otranto. Da sempre magnifico, religiosissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche. Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l’"albero della vita", dell’anno 1100. "

(Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna)

* Il romanzo storico Raoul, di Diego Favale, pubblicato da Albatros-IlFilo, descrive le vicende del 1480 che si riferiscono all'assedio di Otranto da parte dei turchi.



Da Wikipedia




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